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1. Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ("AGCM" o "Autorità")

1.1 Violazione antitrust - Intesa: l'AGCM avvia un'istruttoria per accertare una possibile intesa nell'ambito di gare d'appalto per l'attività di gestione rifiuti nel Comune di Roma [vedi provvedimento]

Durante la sua adunanza del 12 dicembre 2018, l'AGCM ha deliberato l'avvio di un'istruttoria nei confronti delle società Herambiente S.p.A., Hera S.p.A., Linea Ambiente S.r.l., Linea Group Holding S.p.A., A2A S.p.A., Sogliano Ambiente S.p.A., Rea Dalmine S.p.A. e Core S.p.A. (di seguito congiuntamente "Società") per l'accertamento dell'esistenza di un'intesa, in violazione dell’art. 101 TFUE, consistente in un possibile accordo tra le predette Società per mezzo del quale queste si sarebbero astenute dalla partecipazione alle gare indette da AMA S.p.A. ("AMA") con lo scopo di indurre AMA ad acquisire i servizi oggetto di gara a mezzo di trattativa privata a condizioni economiche più onerose.

L'avvio del procedimento è conseguente alle segnalazioni della stessa AMA, incaricata dell’attività di gestione dei rifiuti urbani e igiene urbana della città di Roma. In particolare AMA ha sottoposto all’attenzione dell’Autorità due gare, entrambe andate deserte: la procedura di gara n. 17/2018, pubblicata il 17 febbraio 2018, relativa principalmente al trasporto e allo smaltimento o recupero dei materiali, quali scarti e FOS (frazione organica solida), derivanti dall’attività dei TMB (trattamento meccanico biologico) di Rocca Cencia e Via Salaria, e la procedura n. 40/2018, pubblicata il 14 luglio 2018, avente ad oggetto, oltre ai medesimi servizi di cui al bando n. 17/2018, anche il trasporto e lo smaltimento/recupero di Rifiuto Urbano Residuo (“RUR”) e di Combustibile Da Rifiuti (“CDR”).

In occasione delle predette procedure di gara organizzate da AMA, nessuno degli operatori potenzialmente in grado di effettuare il servizio ha presentato alcuna offerta, benché il prezzo posto a base d’asta risultasse più vantaggioso di quello delle precedenti aggiudicazioni dei medesimi servizi.

Alla luce di quanto precede, l'Autorità ha quindi avviato un'istruttoria nei confronti delle Società avendo raccolto elementi idonei ad ipotizzare che la decisione di non presentare alcuna offerta a nessuna delle due gare possa essere il risultato di una concertazione, che potrebbe aver coinvolto quantomeno gli operatori che risultano ad oggi fornire ad AMA i servizi oggetto delle procedure in questione a prezzi significativamente più elevati di quelli previsti a base d’asta nelle due gare. L'AGCM ha quindi ipotizzato che le parti abbiano posto in essere un accordo volto ad astenersi dalla partecipazione alle sopramenzionate gare, con la conseguenza che i medesimi servizi sono stati acquisiti da parte di AMA a trattativa privata e a condizioni economiche più onerose. Inoltre, l'Autorità ha aggiunto che non si può neppure escludere che, più in generale, la mancata partecipazione alle gare di cui trattasi faccia parte di un più ampio piano di ripartizione degli affidamenti nel settore interessato a livello nazionale.

Il procedimento dovrà concludersi entro il 31 dicembre 2019.

1.2 Violazione antitrust - Abuso: l'AGCM dispone l'adozione di misure cautelari nei confronti della Società Cooperativa Taxi Torino [vedi provvedimento]

L’AGCM, a conclusione dell'istruttoria della fase cautelare, con provvedimento del 29 novembre 2018, ha deliberato di adottare nei confronti della Società Cooperativa Taxi Torino ("Taxi Torino") la misura cautelare consistente nella sospensione dell'applicazione delle clausole di esclusiva contenute nello statuto della cooperativa ritenendo che le condotte oggetto di accertamento del procedimento principale siano suscettibili di configurare un abuso di posizione dominante.

Come si ricorderà, l'Autorità, su segnalazione della società Mytaxi Italia S.r.l., aveva avviato lo scorso ottobre un'istruttoria (e contestuale procedimento cautelare) per accertare la sussistenza di un possibile abuso di posizione dominante da parte di Taxi Torino, cooperativa che gestisce il servizio radio taxi nel capoluogo piemontese. L'istruttoria è pertanto volta a verificare la presunta natura anti-competitiva di alcune clausole di non concorrenza contenute nello statuto della cooperativa che individuano a carico dei soci specifici obblighi di non svolgere attività in concorrenza con la cooperativa ovvero di non aderire e/o non utilizzare le prestazioni di ogni altro soggetto titolare o gestore di diverso sistema tecnologico di intermediazione tra domanda e offerta del servizio taxi, a pena di esclusione del socio dalla cooperativa.

La cooperativa Taxi Torino dovrà ottemperare alla misura cautelare imposta dall'Autorità entro quindici giorni dalla notifica del provvedimento.

1.3 Tutela del consumatore - Pratica commerciale scorretta: l'AGCM dispone in via cautelare la sospensione della vendita on line di prodotti di elettronica attraverso la modalità buy and share per quattro operatori [vedi comunicato stampa]

L’AGCM ha deliberato nei confronti delle società Zuami S.r.l.s., Gladiatori Roma s.r.l.s., SHOP BUY S.r.l.s. e IBALO S.r.l.s. (di seguito "Società" o "Professionisti") nell'ambito dei rispettivi procedimenti avviati per pratiche commerciali scorrette, l'adozione della misura cautelare consistente nella sospensione della vendita on line di prodotti tecnologici secondo la modalità cd. buy and share.

Secondo le ricostruzioni dell'Autorità, tale modalità di vendita operata dalle Società seguirebbe il seguente schema: il consumatore viene attratto all'acquisto del bene dal prezzo ribassato e indotto a versare un importo a titolo di prenotazione per avere l'opportunità di acquistare il bene a quel prezzo; successivamente il consumatore deve attendere che altri consumatori, almeno due, facciano una prenotazione versando un importo analogo; a questo punto i consumatori che hanno prenotato il bene entrano a far parte di una lista e non possono uscire dal sistema né esercitare il diritto di recesso se non entro 14 giorni dalla prenotazione, poiché le somme versate a titolo di prenotazione vengono utilizzate per il completamento degli acquisti di coloro che si trovano al vertice della lista. Dopo che un numero considerevole di consumatori ha aderito al sistema, lo scorrimento della lista rallenta fino ad arrestarsi, tuttavia al consumatore non viene consentito di uscire dal sistema ed essere rimborsato di quanto versato nonostante l'indisponibilità del bene.

Ebbene, l'AGCM ha ritenuto che le condotte poste in essere dalle Società giustificassero l'adozione della misura cautelare in oggetto. In particolare, sotto il profilo del fumus boni iuris l'Autorità ha verificato la sussistenza prima facie della pratica commerciale scorretta stante l'idoneità della condotte contestate ad ingannare e condizionare indebitamente il consumatore medio in relazione all’acquisto on line di beni tecnologici. Infatti, ad avviso dell'AGCM, i siti internet dei professionisti risultano omissivi ed idonei ad indurre i consumatori ad assumere una decisione commerciale che altrimenti non prenderebbero.

Sotto il profilo del periculum in mora la condotta è caratterizzata da un elevato grado di offensività, in quanto i siti risultano ancora attivi e dunque idonei a raggiungere un elevato numero di consumatori che verrebbero indotti a prenotare i prodotti ed a procedere al contestuale pagamento dell’importo richiesto senza poi riuscire ad ottenere i vantaggi promessi e il rimborso dell'importo pagato in anticipo.

In ottemperanza al provvedimento cautelare, i Professionisti dovranno cessare la vendite on line secondo lo schema atipico descritto, nonché le vendite di prodotti presentati come disponibili che non risultino pronti per la consegna entro tre giorni dalla notifica del provvedimento dell'Autorità.

1.4 Tutela del consumatore - Pratica commerciale scorretta: l'Autorità avvia un procedimento nei confronti di Alitalia e AEFFE nonché di alcuni influencer per pubblicità occulta sui social media [vedi comunicato stampa]

Prosegue l'attività di monitoraggio del fenomeno dell'influencer marketing sui social media da parte dell'Autorità con l'avvio di un procedimento istruttorio nei confronti di Alitalia Società Aerea Italiana S.p.A. in A.S. ("Alitalia"), della società AEFFE S.p.A., riconducibile alla stilista Alberta Ferretti ("AEFFE"), e di alcuni influencer per l'accertamento della possibile diffusione di pubblicità occulta sui social media, in particolare di post pubblicati sui profili Instagram di questi ultimi relativi a capi di abbigliamento a marchio Alberta Ferretti sui quali è impresso il logo Alitalia.

Il procedimento avviato nei confronti di Alitalia e Aeffe segue alla chiusura della seconda moral suasion rivolta agli influencer con un numero di follower non elevato (la prima era del 2017 ed è stata ben recepita sia dagli influencer che dai social network, che hanno messo a disposizione specifici strumenti per rendere manifesto agli utenti il rapporto di sponsorizzazione) con cui l'Autorità ha ribadito che la finalità promozionale deve sempre essere resa riconoscibile attraverso l’inserimento di avvertenze, quali ad esempio hashtag #pubblicità, #sponsorizzato, #advertising, #inserzioneapagamento, o, nel caso di fornitura del bene, ancorché a titolo gratuito, #prodottofornitoda, diciture alle quali far sempre seguire il nome del marchio.

1.5 Tutela del consumatore - Pratica commerciale scorretta: in ragione del numero elevato di istanze di intervento pervenute l'Autorità ha pubblicato l'informativa di avvio istruttoria nei confronti di Booking [vedi bollettino AGCM]

L’AGCM ha pubblicato nel Bollettino n. 48 del 24 dicembre 2018 l'avviso contenente l'informativa di avvio istruttoria nei confronti di Booking.com B.V., Booking.com Internationl B.V. e Booking.com Italia (di seguito congiuntamente "Booking") per pratiche commerciali scorrette nell'ambito dell'attività di offerta di alloggi sulla piattaforma on line di Booking.

In particolare, secondo l'AGCM Booking avrebbe fornito informazioni lacunose relativamente:

  • al prezzo degli alloggi, non comprensivo di tutte le voci di costo, così che l'elencazione dei risultati delle offerte non rispecchierebbe la reale convenienza di prezzo;
  • ai criteri di ordinamento dei risultati di ricerca;
  • alla presentazione come "sconti" di differenze di prezzo invece usualmente applicate dalle strutture in base alla stagionalità;
  • alla effettiva scarsità di alloggi;
  • alla procedura di pre-autorizzazione delle carte di credito date in garanzia per le prenotazioni senza pagamento immediato e al costo associato all'eventuale indisponibilità di plafond e alla decadenza della prenotazione in caso di carta non valida o incapiente.

Inoltre Booking avrebbe ostacolato l'esercizio dei diritti contrattuali dei consumatori in caso di overbooking o reclamo.

La pubblicazione dell'avviso di avvio istruttoria si è resa necessaria stante le numerose istanze di intervento nel procedimento ricevute dall'Autorità.


2. Consiglio di Stato ("CdS")

2.1 Sentenza n. 7320/2018 - Parzialmente accolto il ricorso di Italcementi avverso la sentenza del Tar Lazio che aveva confermato il provvedimento sanzionatorio dell'Autorità: il CdS ridetermina la sanzione ritenendo errato il dato di fatturato utilizzato dall'Autorità come base di calcolo [vedi sentenza]

Il CdS con la sentenza n. 7320, pubblicata il 31 dicembre 2018, emessa nei confronti di Italcementi S.p.A. ("Italcementi") a seguito di ricorso proposto da quest'ultima avverso la sentenza del Tar del Lazio n. 8541 del 30 luglio 2018, che aveva confermato il provvedimento sanzionatorio dell'AGCM pronunciato a chiusura del procedimento I793, accogliendo in parte l'appello di Italcementi ha rideterminato in € 27.880.000 la sanzione inflittale, dopo aver constatato che l'Autorità aveva utilizzato come base di calcolo del massimo edittale della sanzione il fatturato dell'anno sbagliato.

Come si ricorderà, l'AGCM, con provvedimento 25 luglio 2017 n. 26705, aveva concluso un'istruttoria nei confronti di Italcementi e di altri soggetti operanti nel settore del cemento che avevano posto in essere nel periodo 2011-2016 un’intesa restrittiva della concorrenza ai sensi dell’art. 101 del TFUE consistente “nel coordinamento dei prezzi di vendita del cemento, assistito anche da un controllo sistematico dell’andamento delle quote di mercato relative, realizzato tramite uno scambio di informazioni sensibili”, deliberando l'irrogazione alle società interessate di una sanzione pecuniaria, pari per Italcementi a € 84.052.057.

Contro tale provvedimento Italcementi aveva proposto ricorso avanti al TAR del Lazio e stante il rigetto del ricorso ha poi appellato la avversa decisione al CdS. Il CdS ha ritenuto l’appello della ricorrente fondato solo con riferimento al motivo concernente l’entità della sanzione, mentre ha respinto tutti gli altri motivi proposti.

In particolare, Italcementi ha contestato l'importo finale della sanzione esponendo che il valore di € 4.032 milioni preso in considerazione dall’Autorità per verificare il non sforamento del massimo edittale del 10% rappresentava il fatturato mondiale 2015 del gruppo di appartenenza, mentre l'AGCM avrebbe dovuto utilizzare il dato del fatturato mondiale 2016, atteso che il provvedimento sanzionatorio dell'Autorità era stato notificato nel 2017. Invero, in conformità a quanto previsto al punto 29 delle Linee Guida AGCM per il calcolo della sanzione la "base di calcolo del massimo edittale della sanzione è rappresentata […] dal fatturato totale realizzato a livello mondiale nell’ultimo esercizio chiuso anteriormente alla notificazione della diffida […]”.

ll CdS ha accolto le doglianze di Italcementi laddove ha dedotto la violazione dell’art. 15 Legge 287/1990 ("nei casi di infrazioni gravi, tenuto conto della gravità e della durata dell'infrazione, dispone inoltre l'applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria fino al dieci per cento del fatturato realizzato in ciascuna impresa o ente nell'ultimo esercizio chiuso anteriormente alla notificazione della diffida […]”) e del sopra richiamato punto 29 delle Linee guida AGCM per il calcolo delle sanzioni, e nel merito ha avallato la giurisprudenza europea laddove statuisce che "il riferimento all’ultimo esercizio chiuso è imperativo, nel senso che esso opera ogni volta che si sia in presenza di un “esercizio completo durante il quale sono state effettivamente svolte attività commerciali”; ci si deve invece riferire ad un esercizio precedente solo quando un fatturato per l’esercizio di riferimento manchi del tutto, oppure l’impresa non ha predisposto i conti annuali, oppure non li ha comunicati all’Autorità".

Il CdS osserva come l’Autorità "non spieghi quale sia l’origine del dato di 4.302 milioni preso in considerazione per determinare il massimo edittale: il provvedimento è muto sul punto, e le difese in giudizio, si limitano ad affermare che la stessa ricorrente appellante avrebbe riconosciuto la “inadeguatezza” e “incompletezza” del dato 2016." Si rileva a tal proposito che durante il procedimento istruttorio davanti all'AGCM Italcementi aveva precisato, in una risposta ad una richiesta di informazioni, che a seguito dell'acquisizione da parte di Heidelberg Cement (perfezionatasi in data 1° luglio 2016) delle società estere e della successiva revoca della quotazione in borsa di Italcementi, i dati finanziari delle società estere non rientravano più nel bilancio consolidato di Italcementi dato che quest'ultima non ne aveva più un potere gestionale. Pertanto il fatturato totale realizzato a livello mondiale nel 2016 da Italcementi (pari a 557.6 milioni di euro) ricomprendeva, correttamente, soltanto le società controllate italiane.

Secondo il CdS, nel caso specifico il dato relativo al fatturato del 2016 non era né mancante, né inadeguato, né incompleto, pertanto l'Autorità avrebbe dovuto utilizzare questo dato per il calcolo del massimo edittale della sanzione e non il fatturato dell'anno precedente.

Quanto ai criteri ed alle modalità utilizzati per il calcolo della sanzione il CdS ha invece ritenuto congrua la valutazione dell’Autorità e confermato la gravità dell'intesa e la sua qualificazione come segreta, ha inoltre confermato la partecipazione di Italcementi all'intesa per tutta la sua durata, e quindi ritenuto congrui anche in questi termini i coefficienti applicati dall'Autorità. Pertanto, invariate tutte le operazioni di calcolo dell'Autorità, ma assumendo come base di calcolo del massimo edittale il fatturato dell'anno 2016, il CdS ha rideterminato la sanzione in € 27.880.000.


UNIONE EUROPEA

3. Commissione europea ("Commissione")

3.1 Violazione antitrust - Intesa: la Commissione sanziona Guess per 39.821.000 milioni di Euro per accordi anticoncorrenziali imposti ai distributori al fine di impedire le vendite transfrontaliere [vedi press release]

Con un press release pubblicato il 17 dicembre 2018, la Commissione ha reso noto di aver sanzionato la società di abbigliamento Guess per € 39.821.000 per aver assunto con i propri distributori accordi che impedivano la pubblicità online e le vendite transfrontaliere ai consumatori di altri Stati membri, in violazione dell'art. 101 TFUE ed ora anche in violazione del Regolamento 302/2018 relativo al divieto di geoblocking, in vigore dal 3 dicembre 2018.

L'indagine della Commissione, iniziata nel giugno 2017, ha rilevato che gli accordi di distribuzione selettiva di Guess ponevano blocchi geografici ai distributori impedendo loro la vendita al di fuori del loro territorio di competenza. In particolare le limitazioni imposte da Guess riguardavano: 1. l'uso del nome dominio Guess e del marchio Guess a scopi promozionali online; 2. la possibilità di vendere online senza la previa autorizzazione di Guess, autorizzazione peraltro non basata su specifici criteri di qualità; 3. la facoltà di vendere a consumatori situati al di fuori dei territori assegnati ai distributori autorizzati; 4. la vendita incrociata tra grossisti e riveditori autorizzati; 5. l'imposizione di prezzi di rivendita dei prodotti Guess.

La Commissione ha osservato che a causa di tali limitazioni nei paesi dell'Europa centrale e orientale i prezzi al dettaglio dei prodotti Guess erano in media del 5-10% superiori rispetto a quelli applicati nell'Europa occidentale. La Commissione ha rilevato che le condotte illecite attuate da Guess (protrattesi sino al 31 ottobre 2017) hanno privato i consumatori europei di uno dei principali vantaggi del mercato unico europeo, ovvero la possibilità di effettuare acquisti transfrontalieri al fine di avere una maggiore scelta anche relativamente ai prezzi.

Nell'ambito di tale procedimento istruttorio Guess ha collaborato con la Commissione dimostrandosi cooperativa sia nel fornire documentazione e prove sia nel riconoscere le violazioni a suo carico. A fronte di questa collaborazione la Commissione ha concesso a Guess una riduzione della sanzione del 50%.

4. Tribunale dell'Unione Europea ("Tribunale UE")

4.1 Violazione antitrust - Abuso: il Tribunale UE annulla parzialmente la decisione della Commissione che ha sanzionato le società Servier (anche in solido con Biogaran), Niche, Unichem, Matrix, Teva, Krka, Lupin, per intese e abuso di posizione dominante nel mercato del perindopril [vedi sentenza]

Il Tribunale UE con sentenza pubblicata il dicembre 2018 ha parzialmente annullato la decisione della Commissione europea ("Commissione") che aveva sanzionato Servier per abuso di posizione dominante e accertato l'esistenza di intese anticoncorrenziali consistenti in accordi transattivi tra la Servier e le società Niche, Unichem, Matrix (ora Mylan Laboratories) Teva, Krka, Lupin, in base ai quali dette società si impegnavano a non entrare nel mercato ed a non contestare la validità del brevetto di proprietà di Servier relativo alla molecola contenuta nel perindopril.

In merito all'intesa restrittiva della concorrenza, il Tribunale UE ha confermato quanto statuito dalla Commissione secondo cui, quando una società produttrice di un farmaco originale e titolare del relativo brevetto concede ad una società di medicinali generici incentivi al fine di non entrare nel mercato rilevante producendo il corrispondente farmaco generico ed a non contestare il brevetto della società produttrice del farmaco originale, l’accordo in oggetto è qualificabile come un accordo restrittivo della concorrenza per oggetto.

Il Tribunale UE, tuttavia, con riferimento agli accordi conclusi tra Servier e Krka ha ritenuto che la Commissione non abbia dimostrato la pattuizione di un incentivo in favore di Krka per non entrare nel mercato, né, in astratto, che in assenza di un accordo in tal senso Krka sarebbe entrata spontaneamente nel mercato. Pertanto, il Tribunale UE ha ritenuto non sussistere alcuna restrizione alla concorrenza con riferimento a tale accordo.

Quanto al contestato abuso di posizione dominante, il Tribunale UE ha annullato la sanzione inflitta alla Servier per abuso di posizione dominante in Francia, nei Paesi Bassi, in Polonia e nel Regno Unito nel mercato del perindopril e per abuso di posizione dominante nel mercato a monte della tecnologia della molecola attiva presente nel perindopril. Secondo il Tribunale UE la Commissione ha errato nel considerare come mercato rilevante il mercato di un'unica molecola (perindropil) all’interno della classe degli IEC (inibitori dell'enzima di conversione). Tale errata definizione del mercato ha viziato il risultato dell'analisi effettuata dalla Commissione relativa al potere di mercato vantato da Servier.

Ad avviso del Tribunale UE, infatti, i rapporti concorrenziali nel settore farmaceutico differiscono dalle dinamiche concorrenziali degli altri settori economici, poiché la domanda per i medicinali forniti dietro prescrizione medica non è determinata dai consumatori finali ma dai medici che li prescrivono, i quali in tale ultima scelta sono guidati dalla funzione terapeutica del farmaco piuttosto che dal prezzo. La Commissione pertanto avrebbe sottostimato la propensione dei pazienti trattati con il perindopril a cambiare medicinale e concesso un’importanza eccessiva al fattore prezzo nell’analisi dei blocchi concorrenziali.

Di conseguenza, il Tribunale UE ha annullato la sanzione inflitta alla Servier per abuso di posizione dominante in Francia, nei Paesi Bassi, in Polonia e nel Regno Unito nel mercato del perindopril e per abuso di posizione dominante nel mercato a monte della tecnologia della molecola attiva presente nel perindopril.

4.2 Violazione antitrust - Abuso: il Tribunale UE accoglie parzialmente i ricorsi delle società Slovak Telekom e Deutsche Telekom contro la decisione della Commissione europea che aveva sanzionato le società per abuso di posizione dominante nel settore delle telecomunicazioni nella Repubblica Slovacca [vedi sentenze Slovak Telekom e Deutsche Telekom]

Il Tribunale UE ha accolto parzialmente i ricorsi proposti separatamente dalle società Slovak Telekom a.s. ("Slovak Telekom") e Deutsche Telekom AG ("Deutsche Telekom") contro la decisione della Commissione europea ("Commissione") che aveva sanzionato entrambe le società per abuso di posizione dominante nel settore delle telecomunicazioni nella Repubblica Slovacca, riducendo la sanzione irrogata in solido a Slovak Telekom e a Deutsche Telekom da € 38.838.000 a € 38.061.963 e la sanzione per recidiva irrogata a Deutsche Telekom da € 31.070.000 a € 19.030.981.

Slovak Telekom rappresenta il maggiore operatore di telecomunicazioni in Slovacchia, detenendo, fino al 2000, il monopolio legale in detto mercato slovacco. Deutsche Telekom, società di diritto tedesco, detiene una partecipazione di oltre il 50% nel capitale della Slovak Telekom.

Nel 2014 la Commissione ha concluso un procedimento antitrust avviato nei confronti di Slovak Telekom e della controllante Deutsche Telekom sanzionando in solido le due società per € 38.838.000 per un’infrazione unica e continuata relativa alla fornitura di servizi di banda larga in Slovacchia nel periodo tra il 12 agosto 2005 e il 31 dicembre 2010. Le condotte illecite erano consistite nell'impedire ad altri operatori l'accesso disaggregato alle reti locali di Slovak Telekom realizzando una compressione dei margini (c.d. margin squeeze) tra i prezzi al dettaglio e i prezzi all'ingrosso per l’accesso alla banda larga. La Commissione aveva altresì sanzionato Deutsche Telekom per ulteriori € 31.070.000 a titolo di recidiva poiché la stessa, nel 2003, era già stata sanzionata dall'Autorità tedesca per la medesima condotta.

Il Tribunale UE con le sentenze emesse in data 13 dicembre 2018 ha confermato la sussistenza dell'abuso di posizione dominante realizzata dalle due società ma ha ridotto sia la sanzione irrogata in solido a Slovak Telekom e Deutsche Telekom che la sanzione irrogata alla sola Deutsche Telekom per i seguenti motivi.

Quanto al ricorso di Slovak Telekom, il Tribunale UE ha rilevato come la Commissione, constatata la realizzazione da parte della ricorrente di un profitto negli ultimi quattro mesi del 2005, non sia stata in grado di fornire alcuna prova in relazione agli effetti preclusivi generati dalla condotta di Slovak Telekom nell'arco temporale richiamato.

Pertanto il Tribunale UE ha annullato la decisione impugnata nei limiti in cui essa era viziata da tale omissione, riducendo pertanto l’importo della sanzione.

Quanto al ricorso di Deutsche Telekom, il Tribunale UE ha confermato la responsabilità solidale di Deutsche Telekom quale controllante di Slovak Telekom, ma ha rideterminato la sanzione irrogata a Deutsche Telekom a titolo di recidiva ravvisando che la Commissione avesse errato nel considerare il fatturato di Deutsche Telekom quale base di calcolo di detta aggravante. Secondo il Tribunale UE, qualora la responsabilità della società controllante derivi esclusivamente da quella della controllata, la responsabilità della controllante può eccedere quella della controllata solo in presenza di fattori che caratterizzino individualmente il comportamento addebitato alla controllante. Secondo il Tribunale, il fatturato di Deutsche Telekom non potrebbe costituire un'idonea base di calcolo in quanto non sarebbe tale da riflettere il comportamento individuale della medesima nella commissione dell’infrazione in questione. In considerazione di ciò, il Tribunale dell'UE ha, in ultima analisi, ridotto la sanzione irrogata a Deutsche Telekom.

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